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Scultura degli Etruschi

Ceramikasa. Ceramiche artistiche tradizionali polacche, realizzate e decorate a mano.

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Per la scultura, come per la pittura, dobbiamo parlare di arte sacra, in quanto i ritrovamenti consistono in elementi decorativi di templi o di tombe. La scultura etrusca è strettamente connessa alla modellazione della creta. Anche le sculture in pietra risentono di questa impostazione ed infatti gli scultori etruschi prediligevano le pietre meno difficili da lavorare. Ciò che contraddistingue la scultura etrusca è la totale assenza di ricerca formale. Essa non ha valore in sé come opera d'arte, ma vale per il significato pratico che le si vuole dare. Gli etruschi erano celebri tra i loro contemporanei per le sculture in bronzo, che dovevano realizzare con particolari processi di fusione.

A differenza della pittura, nella scultura si raggiungono risultati artistici più elevati e le funzioni non sono solo legate al culto dei morti, principalmente sarcofagi e canopi (urne cinerarie col coperchio a forma di testa umana), ma variano dalla grande scultura decorativa, all'arredamento della casa e all'ornamento della persona.

A partire dal VI secolo a.C. la scultura etrusca è influenzata dalla scultura arcaica ionica. E' ionica la composizione in maniera circolare della figura, creando una struttura cilindrica dove l'incontro dei diversi piani crea spigoli "stondati". Tale influenza è vsibile nell'Apollo di Veio, nella Lupa Capitolina e nella Chimera d'Arezzo.

Le creazioni più originali della scultura sono senza dubbio i sarcofagi, contenitori, solitamente in terracotta, destinati a custodire il corpo del defunto. I sarcofagi sono cassoni rettangolari il cui coperchio ha la forma del letto per il simposio e su cui è scolpito il defunto appoggiato sul gomito, eventualmente affiancato dalla moglie. Le figure sono scolpite così fedelmente da riprodurre ogni difetto, deformità e segno di vecchiaia.

Tali dettagli della ritrattisca sono pur sempre indizi di vita, il punto di vista diventa quello del morto che mantiene ancora la passione per la vita. Per lui non esiste più il bello e il brutto, il buono e il cattivo. Le deformità, i mali, i segni del tempo sono simboli dell'esistere e come tali sono fonte di rimpianto.

L'obesus etruscus, come lo definisce Orazio, non è classificabile tra i belli o tra i brutti, è sopra le parti. L'artista non vuole celebrare, commemorare, nè tantomeno interpretare il defunto, ma ne vuole provare l'esistenza, ed è questo il punto che fa ritenere la scultura etrusca la prima realistica.

L'animazione che gli etruschi hanno dato alle suppellettili delle loro case e ai propri ornamenti sono un'altra testimonianza della "passione per la vita"

Tra le principali opere si possono ricordare:

  • l'Apollo di Veio: una grande statua di influenza ionica attribuita a Vulca, il solo artista etrusco arcaico di cui si conosca il nome;

  • la Lupa Capitolina: in bronzo;

  • la Chimera d'Arezzo: uno dei massimi capolavori dall'antica arte in bronzo;

  • il sarcofago degli sposi: un fedele ritratto dei coniugi defunti adagiati sul coperchio della cassa come su di un letto per il simposio. Questo sarcofago, come tutti quelli appartenenti a questo genere scultoreo, è caratterizzato dal forte realismo e dal gusto per la ritrattistica;

  • il Bruto Capitolino: un esempio di ritrattistica non celebrativa, in cui non c'è scavo psicologico e etico, ma ricerca di realismo e di verità;

  • l'Arringatore: in bronzo.

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