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Lingua degli Etruschi

Ceramikasa. Ceramiche artistiche tradizionali polacche, realizzate e decorate a mano.

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La lingua è uno dei numerosi misteri che avvolge gli etruschi, infatti essendo stata completamente sostituita dall’uso del latino, gli studiosi possono avvalersi esclusivamente di documenti diretti (ossia quelli in lingua etrusca) e indiretti (citazioni di opere letterarie etrusche in testi di altre lingue o glossari di parole etrusche).

Il problema principale per l’interpretazione della lingua etrusca è l’assenza di una chiave di lettura universalmente accettata, la mancanza di una tesi univoca sull’origine degli etruschi porta gli studiosi a estendere le proprie teorie anche al tema linguistico, ad esempio per 50 anni la scuola archeologica italiana ha adottato la tesi secondo cui “la lingua etrusca non è comparabile con nessun’altra”. Tale tesi fu sostenuta per la prima volta da Dionigi di Alicarnasso, al quale risale anche la tesi che gli etruschi erano autoctoni in Italia. C’è da dire che nessuno di questi studiosi era un linguista e tantomeno, ammesso ma non concesso che possedesse una conoscenza scientifica di tutte le lingue del mondo antico, ha mai effettuato un confronto tra l’etrusco e ciascuna di queste lingue con l’intento appunto di dimostrare la loro assoluta eterogeneità. D’altro canto oggi alcuni linguisti (Francisco Rodríguez Adrados, Piero Bernardini Marzolla, Massimo Pittau ecc.) la considerano almeno in parte derivata dalle lingue indoeuropee, in particolare da quelle dell'Anatolia, come il luvio (a tal proposito ricerche basate sullo studio del DNA hanno portato a connettere gruppi di Toscani con gruppi umani dell’Asia Minore ed inoltre una particolare razza di bovini toscani, quella detta Chianina, con razze bovine del Medio Oriente).

L’etrusco fu una lingua parlata e scritta che si avvaleva di un alfabeto mutuato da quello greco arcaico degli eubei, introdotto in Italia centrale nel VII secolo a.C., in uso nella colonia greca dell'isola di Ischia presso la città di Cuma. Le principali testimonianze scritte etrusche sono quasi totalmente di tipo epigrafico, il verso della scrittura è da destra a sinistra nelle iscrizioni classiche, mentre in quelle arcaiche è bustrofedico, ossia una volta raggiunto il margine si cambia il verso ruotando anche le lettere, raramente si scriveva da sinistra verso destra.

Il primo alfabeto etrusco si trova su un’anfora del VII sec. a.C. rinvenuta nei pressi di Veio (Formello) e conservata al museo di Villa Giulia. Qui venivano inclusi anche lettere che nella lingua parlata non venivano usate come il Beta e il Gamma, infatti nel corso del VI sec. a.C viene prodotto un recipiente, sul cui piede viene graffito un alfabeto senza queste lettere e senza il Delta, anche questo inutilizzato (il recipiente è stato trovato a Perugia e si trova al Museo Archeologico Nazionale dell'Umbria).

Fondamentali per lo studio della lingua etrusca sono i testi bilingue, tra i più importanti si annoverano le lamini di Pyrgi (il porto di Caere e l’odierna Santa Severa), 3 fogli d’oro scoperte nel 1964 con incise due dediche (una in etrusco, su 2 fogli, e l’altra in punico) alla divinità Uni. Purtroppo però non si tratta di una traduzione fedele, piuttosto sono 2 iscrizioni in lingue diverse che parlano dello stesso argomento.

Altre testimonianze degne di nota sono:

  • Il Liber Linteus, è il più lungo testo in lingua etrusca di cui si dispone e l’unico non di carattere epigrafico, conosciuto anche come la Mummia di Zagabria, si tratta di un drappo di lino utilizzato per bendare la mummia di una donna, ritrovato in Egitto a metà del XIX secolo e conservato nel museo archeologico di Zagabria;
  • La Tegola di Capua;
  • Il Disco di Magliano;
  • Il Cippo di Perugia;
  • La Tabula Cortonensis;
  • Il Sarcofago di Laris Pulenas;
  • I Dadi da Gioco in avorio ritrovati a Tuscania che hanno permesso di scoprire i primi 6 numeri etruschi;

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